Passando agli attacchi, possiamo dire che nell’alpine la loro semplicità costruttiva ne ha portato rapidamente a termine l’evoluzione. Ricordiamoci che gran parte della struttura che abitualmente vediamo in un attacco soft, nell’hard è in realtà integrata nello scarpone, quindi l’attacco hard è in realtà piuttosto elementare come funzionamento.
L’attacco hard è composto da una base più o meno romboidale allungata, con due archetti in acciaio posti su due elementi leggermente rialzati rispetto alla base, la talloniera ed il puntale. Uno di questi due archetti, normalmente quello davanti, è provvisto di una leva necessaria per bloccare lo scarpone, mentre quello dietro normalmente ha degli scansi sulla talloniera che lo bloccano in posizione alzata impedendogli di cadere all'indietro. Infatti per agganciarsi il rider infilerà la sporgenza posteriore dello scarpone hard sotto l’archetto posteriore, dopodichè solleverà la leva anteriore bloccandola sopra la sporgenza anteriore dello scarpone. Per un immediato raffronto il sistema è lo stesso usato per gli attacchi fissi dei minisci da freestyle, che lo hanno ripreso proprio dagli attacchi hard dello snowboard.
Al centro dell’attacco è normalmente posto il disco, come negli attacchi soft. Invece per adattare l’attacco alla lunghezza dello scarpone normalmente talloniera e puntale sono vincolati o ad una vite senza fine che scorre in un dado, collegato invece solidalmente alla base, oppure in altre versioni adelle viti e delle boccole che scorrono sotto la struttura portante dell'attacco; agendo sui meccanismi di regolazione di puntale e talloniera si opererà sia la regolazione dell'attacco in relazione al numero di scarpone, sia la corretta centratura dello scarpone sulla tavola. Talvolta poi l’intero puntale e l’intera talloniera si possono avvitare alla base in due posizioni diverse, più o meno arretrate o avanzate, oppure a volte si possono spostare gli archetti, per favorire l’adattabilità degli a numeri di scarpone piuttosto corti o lunghi.
Parti specifiche degli attacchi hard sono poi il canting ed il lifting.
Il primo, il canting, consite in un dispositivo che determina l’inclinazione di un attacco verso il centro dello stance. Spesso è già premontato sugli attacchi, e ne viene consigliato l’uso fino ad angolazioni non superiori a 55 gradi. Serve per favorire l’inclinazione verso l’interno delle due gambe necessaria data la distanza dei due piedi, cosa che nel soft non si usa grazie alla flessibilità laterale dei softboots, mentre nell’hard viene da molti utilizzata proprio per la relativa rigidità degli hardboots o ancor di più degli scarponi da sci (peraltro sconsigliabili). Normalmente il canting è composto da semplici zeppe a cuneo da fissare fra la talloniera ed il puntale e la base, ciò impone logicamente l’uso di viti di lunghezza differenziata per il lato rialzato (viti normalmente fornite a corredo) per fissare puntale e talloniera alla piastra base dell'attacco.
Il lifting invece consiste in un sistema per determinare l’inclinazione verso la punta dello scarpone posteriore, o verso il tacco dell’anteriore, per compensare in parte la posizione del rider in caso di angoli piuttosto accentuati degli attacchi, come 60/55. I detrattori del lifting fanno notare che il suo utilizzo determina una certa controrotazione del busto verso l’avanti, viene comunque consigliato solo per angolazioni attacchi, come detto, superiori ai 55 gradi, spesso in alternativa al canting. Anche il lifting è spesso composto di due zeppe a cuneo, magari meno accentuato, da porre fra talloniera e base, per cui per fissarli anche qui si rende necessario necessario l’uso di viti più lunghe dalla parte rialzata.
Diciamo che attualmente la tendenza è, per rendere il gesto atletico più naturale e meno lontano da quello soft, di utilizzare angolazioni relativamente basse degli attacchi, tipo 48’/43 o 52’/45’, con il canting ma senza il lifting. Ovviamente poi molto dipende dal gusto e anche dalle esigenze fisiche di ciascuno, c'è chi non sopporta nè l'uno nè l'altro e tiene gli attacchi totalmente flat, chi invece si trova bene usando contemporaneamente sia canting che lifting.
Un cenno merita un disco di rialzo tagliato obliquo, prodotto da Burton anni fa e non più in commercio, che andava interposto fra attacco e tavola e permetteva di introdurre un certo canting o un certo lifting, o entrambi, con notevole facilità e senza alterare ina alcun modo il piano d’appoggio dello scarpone.
Va detto poi che, a differenza che nello snowboard soft, sono ancora abbastanza diffusi dei sistemi step-in hard, di cui alcuni ormai usciti di produzione, come il Phisics della Burton che necessitava di scarpone con talloniera e puntale dedicati, mentre altri ancora in commercio, come l’Intec di F2-Proflex che invece ha un archetto fisso davanti e una talloniera a “u” con due buchi laterali nei quali s’incastrano due pioli che fuoriescono dal tallone dello scarpone (fra l’altro il tacco sostituibile è ormai standard).
Da rilevare infine che, di fatto, gli attacchi hard sono normalmente compatibili con gli scarponi da sci, anche se l’utilizzo degli stessi può avere qualche controindicazione, di cui si parlerà più avanti; ed inoltre a livello di standard Iso non sempre anche se utilizzabili di fatto sono "normativamente" compatibili, per cui il loro utilizzo potrebbe portare in caso di rotture ad esclusioni di garanzia.
Per quanto riguarda i materiali, ovviamente massima importanza assume la loro solidità, infatti le trazioni del sistema hard non ammettono realizzazioni economiche e superficiali. Per cui i modelli da freecarve o da granturismo sono realizzati in plastica, a volte rinforzata con resina o inserti metallici, quelli race in metallo o metallo/plastica. Grande importanza ha la realizzazione degli archetti, sempre in acciaio, la cui qualità dovrà essere ineccepibile; la rottura di un archetto ad alta velocità può essere molto pericolosa.
Al termine di questa breve esposizione va fatto un cenno storico su alcuni tipi di attacchi non più in produzione, ma che circolando ancora nel mercato dell’usato. Infatti se ci troviamo un’incredibile offerta su un attacco race in… due pezzi, ricordiamoci che risale ai primi anni 90’ in cui la boccolatura 4x4 delle tavole non era ancora comparsa come standard unico, per cui si doveva scegliere una posizione e poi far fissare gli attacchi sulla tavola come sugli sci; per cui ovviamente evitiamo di acquistarli.
Diverso il discorso per molte versioni di attacchi 4x4, prodotti fino al 2000, nelle quali il disco restava sopraelevato rispetto alle boccole, va considerato che questo poteva e può determinare in caso di sovratensionamento nel serraggio delle viti un effetto ventosa deleterio sulle boccole stesse, per cui anche in quel caso è meglio evitarne l’acquisto. Meglio orientarsi su attacchi con dischi che si mantengano più possibile piatti sul topsheet.
Per quanto riguarda i sistemi step-in, ne sono esistiti parecchi, alcuni con tacco scarpone specifico spesso fornito a corredo dell’attacco, va verificata la solidità e sicurezza del tutto. Mentre per alcuni attacchi step-in universali va egualmente verificata la sicurezza dell’aggancio della leva automatica e la facilità del tutto sulla neve, sono esistite realizzazioni valide ed altre meno.
(continua)…
Nico