Le tavole hard si distinguono nettamente dalle tavole soft, in quanto sono mezzi studiati per avere principalmente gran velocità di cambio lamina e massima tenuta sul duro e in curva, e per permettere inclinazioni estreme. Quindi per converso sono poco adatte alle manovre e ad andare in neve fresca.
A livello di shape hanno una forma allungata, con coda normalmente tronca, lamina effettiva sostenuta in rapporto alla lunghezza, punta rotonda o un po’ a cuspide ma in genere poco rialzata; quindi shape rigorosamente direzionale.
La sciancratura normalmente è molto meno accentuata di quella delle tavole soft, ovvero il raggio è più lungo, diciamo che raramente scende sotto raggi di 9 metri, salendo facilmente verso i 12 o talvolta addirittura 14 metri. Questo non deve portare a pensare a priori che siano ingestibili e impossibili da curvare, in quanto normalmente una tavola hard s’inclinerà molto di più di una soft, per cui con raggi inferiori a 9 metri potrebbe anche chiudere troppo le curve, diciamo come con una tavola soft dotata di raggio da 6 metri; ovviamente piu` lungo sara` il raggio piu` la curva sara` impegnativa, specie in tavole con lamina effettiva notevole.
Il flex poi è normalmente più rigido di una tavola soft, spesso anche lo spessore della struttura al centro è leggermente più alto, d’altronde le forze che esercita il sistema hard sono più dirette e pesanti di un attacco soft.
Per le dimensioni, anche le lunghezze sono maggiori rispetto ad una tavola soft, e sono in parte legate al peso del rider come per il soft, ma in parte anche alla specialità e all’utilizzo che se ne vuole fare; in genere comunque anche una decina di cm di più del soft, per una di utilizzo generico.
Correlata alla lunghezza e` la lamina effettiva, che normalmente e` estremamente maggiore di un soft di pari lunghezza, proprio per favorire la tenuta in pista e permettere il contrasto alla forza centrifuga che determina le classiche inclinazioni semisdraiate dell'alpine carving.
Ultimo parametro, forse il più evidente, la larghezza al centro, che è inferiore ad una tavola soft, normalmente è intorno ai 20 cm, con qualche eccezione specialistica più vicina ai 18 cm, e ormai poche eccezioni invece verso i 22 cm, tradizionalmente destinate a tavole più versatili ma meno specifiche. Salvo peraltro le particolari ed interessanti scuole dell'extremecarving (www.extremecarving.com),oggi di gran moda, che invece vuole tavole con struttura estrema ma larghezza superiore alla media, dai 21 ai 23 e oltre, e del pureboarding (www.pureboarding.com) che propone un ritorno a tavole anche asimmetriche e larghe fino a 24 cm con uno stance molto surfstyle con angoli molto bassi (sempre riferiti all'hard ovviamente).
Nell’ambito delle tavole hard vi sono poi distinzioni per tipo d’utilizzo, anche se la rarità dei modelli ormai relega purtroppo molte di esse al passato. Per converso proprio per questo, conoscendo qualche elemento è facile trovare ottime occasioni a prezzi spesso anche irrisori.
Tavole da slalom o da gigante/gs. E’ la distinzione principale che ancora si trova in commercio, diciamo che le prime sono un po’ più corte e più maneggevoli fino a massimo 165-166 cm, e di solito appena più larghe, ma specialmente con un raggio di sciancratura inferiore; anche se le differenze con le sorelle da gigante vanno diminuendo. Le seconde invece sono tavole piuttosto lunghe, un po’ più strette, con notevolissima lamina effettiva e grande stabilità, arrivano talvolta fino a 185 cm con lamina effettiva anche di 170 cm! E in particolare hanno raggio di sciancratura nettamente più ampi, il che, nei casi più estremi, le rende adatte maggiormante a piste ampie e abbastanza sgombre. Oggi però, sempre più, tavole da slalom e da gigante possono essere semplicemente due diverse lunghezze dello stesso mezzo.
Tavole da gara o da freecarve. Questa è la prima distinzione che sta quasi passando alla storia, perché le poche tavole alpine prodotte dalle case principali sono oramai quasi tutte race e nelle due versioni di cui si è parlato sopra. Fino a poco tempo fa invece, e comunque ancora in qualche esemplare nel nuovo, ma frequente da trovare nell’usato, erano presenti diverse tavole freecarve classiche, cioè con shape magari più larghi, coda leggermente rialzata,punta spesso più ampia e alta, lamina effettiva minore; mezzi che permettono di tenere angoli degli attacchi decisamente più bassi, e quindi di sentire meno il “salto” d’impostazione rispetto al soft, ed inoltre conservano una certa adattabilità ad un moderato fuoripista, ma che ovviamente, per converso, non permettono invece le massime prestazioni in pista. All’opposto invece un altro tipo di tavole freecarve, diciamo estreme, spesso più strette e più “cattive” di quelle da gara, notissimo l’ancora prodotto Silberpfeil della F2, costruiti per l’esasperazione della carvata, ma con una larghezza vicina ai 18 cm o meno che richiede angolazioni molto accentuate degli attacchi, e preferibilmente scarponi e attacchi di maggiore rigidità; dotate però di un raggio di sciancratura più "corto" e di un flex più aggressivo, un mezzo da divertimento puro insomma.
Tavole simmetriche o asimmetriche. Questa distinzione è diventata puramente storica, non viene prodotta più nessuna tavola asimmetrica di serie, e per chi scrive è un vero peccato, perché per angoli di attacchi relativamente bassi le tavole asimmetriche avevano una notevole efficacia: ed inoltra avevano una fortissima caratterizzazione a livello d'immagine. In ogni caso erano tavole in cui la lamina front e la relativa sciancratura erano spostate in avanti di diversi cm rispetto a quella back, con coda tagliata obliqua e punta storta da una parte, salvo qualche versione con una punta ingegnosamente raccordata per averla simmetrica; erano le tavole più famose per fare slalom, ma ne esistevano anche da freecarve. Ovviamente dovevano esistere due versioni della tavola per ogni misura, quella regular e quella goofy, e questo poteva essere un problema per il negoziante, in quanto significava doppio magazzino e il rischio che quella meno richiesta, spesso la goofy, restasse invenduta e talvolta invendibile; per cui, anche per ragioni commerciali le tavole asimmetriche scomparvero prima ancora della crisi dell’hard. Per chi non ne avesse mai vista una e non avesse compreso dalle parole appena scritte come erano fatte, s’immagini una tavola tagliata a metà in senso longitudinale completamente da punta a coda e poi reincollata con le due parti sfalsata di una decina di centimetri.
Tavole di serie o custom. Mai come nell’hard c’è sempre stata e in un certo senso va assumendo sempre maggior rilievo la distinzione fra tavole prodotte in serie, e tavole custom fatte da artigiani specializzati sulle specifiche degli atleti o anche solo del rider esigente. Anzi più che netta distinzione si tratta quasi di un continuum, perché col progressivo ritrarsi dalle case maggiori dal mondo hard si fanno sempre più vedere piccoli costruttori che producono serie limitate, diciamo una via di mezzo, o proprio veri custom su ordinazione. Ovviamente per il vero custom il prezzo ne risente, è chiaro che una tavola prodotta in un unico esemplare su dirette specifiche del rider non può che costare molto di più di una invece prodotta se non più in migliaia, almeno in centinaia di esemplari; per converso le piccole serie di costruttori locali hanno prezzi abbordabili, in quanto viene eliminato tutto il marketing pubblicitario e spesso sono vendute direttamente dal costruttore, magari online, saltando tutte le spese di distribuzione. Va inoltre detto che se nel mondo soft il custom fa fatica ad affermarsi, in quanto conta molto la durata e la qualità media rispetto alla particolare eccellenza dei materiali, invece nell’hard e in particolare in gara i materiali hanno sempre contato molto, per cui spesso l’atleta affermato ha esigenze specifiche che una tavola di serie può non soddisfare. Per tutto il resto, per esempio il tipo di costruzione delle tavole, non vi sono grosse differenze con le tavole soft, per cui ci si può riferire ad esse; con la precisazione che ovvimente in un custom saranno utilizzati i migliori materiali anche soto il diretto controllo del cliente, mentre i pur avanzati materiali delle tavole di serie odierne ovviamente vengono da stock di serie.
Come ultima cosa uno sguardo all’utilizzo delle tavole hard. Chiaramente è escluso per loro stessa forma, ma anche per l’utilizzo di scarponi ed attacchi rigidi, qualsiasi utilizzo freestyle, anche se i più esperti azzardano anche dei salti. In freeride non sono certamente il mezzo più versatile e performante, specie in neve fresca, in quanto in media la poca superficie totale non aiuta al galleggiamento, ed inoltre la posizione del rider è rialzata e predisposta alla ricerca della lamina, cosa che provoca facilmente infossamenti, specie per i meno esperti; al contrario in percorsi fuoripista ripidi, estremi e ghiacciati, il sistema hard, magari in forme non lunghissime o anche crossover con tavole da freeride soft, trova ancora estimatori. In boardercross l’alpine gode tuttora di buoni vantaggi sul soft nei percorsi più veloci e meno accidentati, per converso cede inesorabilmente nei tracciati più vari e pieni di salti.
(…continua nelle sottopagine…)
Nico